Eidola, short doc sperimentale di Giuseppe Boccassini in concorso all’Ecologico International Film Festival che si terrà il 18 e 19 agosto a Ostuni (BR), il 26 agosto a Galatone (LE) e dal 16 al 19 settembre a Nardò (LE)
“Eidola”, 6 min, 35 sec. Italia (Murgia-Puglia), 2010 Formato: Mini Dv. Aspect ratio: 4:3. Regia, fotografia-riprese, montaggio, postproduzione, suono: Giuseppe Boccassini. Musica: Fabio Orsi.Selezioni:
K3 International short film festival (3 luglio 2010) Villach Austria. http://www.kdrei.at/ MelzoFilmFest (1-4 luglio 2010) Melzo (Mi) http://www.melzofilmfestival.org/ L’Altro Corto (12 luglio 2010) Roma http://www.puntocom.biz/ Gimli Film Fest (23 luglio 2010) Gimli, Manitoba, Canada http://www.gimlifilm.com/film-details/?f=97 Ecologico International Film Festival, 18 e 19 agosto a Ostuni (BR), il 26 agosto a Galatone (LE)e dal 16 al 19 settembre a Nardò (LE) http://ecologicofilmfestival.it/ FleXiff 2010, Special Flexiff Award, (24-26 settembre 2010) Sideny, Australia http://cinewest.org/welcome/?p=895
Gli oggetti continuamente inviano nello spazio ad essi circostante le immagini di sé medesimi. Queste immagini, dette “eidola”, entrano, attraverso la pupilla, nell’occhio, così rivelandosi. L’aria è ricolma di immagini immateriali volanti in tutte le direzioni. Gli oggetti emettono senza posa immagini di sé stessi, come i serpenti che perdono la pelle nel crescere. Una specie di perenne sfogliamento sembra essere la caratteristica ultima dei corpi. E l’aria è percorsa da questi fantasmi, sottili involucri trasparentissimi. Democrito.
“Eidola”.
Girato all’inizio del 2010 sulla Murgia, con un budget ridottissimo, l’opera è caratterizzata da una visione microscopica e materica di un insolito paesaggio murgiano, colto nella sua essenza evocativa. Lo stile sperimentale del film risiede particolarmente nell’uso di filtri artigianali (vecchie pellicole super8) che il regista usa come microscopio interiore della terra murgiana, paesaggio dell’anima, attraverso un viaggio ludico verso l’essenza della percezione. Il film vede la decisiva partecipazione del compositore tarantino Fabio Orsi, altro talento pugliese, che unisce una materialità timbrica tipica della tradizione popolare ad un approccio avanguardistico e sperimentale di matrice elettronica. Secondo le parole del regista il video “guarda” alla materia e al suo microcosmo semantico – esperienziale, fatto di siluette di ricordi, attraverso dei fotogrammi di un vecchia pellicola super 8 posta sull’obbiettivo poco rassicurante di una granulosa camera mini-dv, dove la figura ridondante di un bambino richiama una dimensione primitiva e vergine: percorso iniziatico di una percezione incontaminata e non alienata. Il film inoltre guarda alla materia cinematografica stessa come a una sorta di plastilina da modellare e al regista come ad un creatore di immagini. Questo il motivo della condensazione dei differenti ruoli del cinema in uno solo: il regista fotografo e montatore. A questi aspetti si aggiunge la schizofrenia dell’occhio meccanico nell’indagine sul reale, la collisione tra meccanicità dei mezzi fotografici e Natura ispiratrice.
Nella filosofia atomista dei greci Democrito e Leucippo, èidola sono le immagini delle cose che si producono nell’incontro tra gli organi di senso e gli atomi che fluiscono dai corpi stessi.
The video “looks” at the semantic/experiential micro-universe made of memories, by showing some frames of an old super 8 film put on the lens of a The video “looks” at the semantic/experiential micro-universe made of memories, by showing some frames of an old super 8 film put on the lens of a miniDV camera. Moreover, it “looks” at the cinema as a sort of material to model. The “schizophrenic eye” – the dialectic question between the mechanical and the real eye – is another aspect of the video, that wants to explore the reality and, in particular, the collapse between its mechanical reproduction and nature. The title “eidola”, from the Greek “eidolon” (that means ghost, image) in the Democrito and Leucippo’s atomistic philosophy indicates the images of the things that are generated from the collision between the physical atoms of the body and their organs of sense. “The objects continually send in the space around them the images of themselves. These images, called “edola”, go into the eye – by the pupil – so that they can reveal themselves. The air is full of no material images that fly in every direction. The objects constantly send images of themselves, as the snakes lost their skin when they grow up. A sort of perpetual transformation seems to be the ultimate characteristic of the bodies. And the air is constantly crossed by these ghosts, thin transparent coverings”. Democrito

